Cinema: "Qualcuno volò sul nido del cuculo"

20 Giugno 2017 - ore 22:00
Villa Olmo

Qualcuno volò sul nido del cuculo (Usa, 1975, 133 min., col)

Regia: Milos Forman

Con: Jack Nicholson, Louise Fletcher, William Redfield, Will Sampson e Brad Dourif

 

Omaggio all’ottantesimo compleanno di Jack Nicholson.

  

In un ospedale psichiatrico tutto ordine e pulizia, arriva un giorno il giovane Randle P. McMurphy, che, condannato per reati di violenza, spera, spacciandosi per matto, di sottrarsi al carcere: ai medici il compito di scoprire se sia o meno un simulatore. La sua comparsa, intanto, porta lo scompiglio in quel chiuso ambiente di repressione mascherata, di intransigente disciplina imposta e mantenuta da una ferrea capo-infermiera, la signorina Ratched.

 

 

Milos Forman (il vero nome è Jan Tomas Forman) è nato a Cáslav, una piccola citta ad est di Praga, nel 1932. Dopo avere studiato regia alla Scuola di Cinema di Praga, negli anni Sessanta Forman realizzò alcuni film tra i quali “L'asso di picche” (1963), vincitore di un premio al Festival di Locarno, “Gli amori di una bionda” (1965), manifesto della Nova Vlna praghese, e “Al fuoco, pompieri!” (1967), pellicola che suscitò le proteste dei vigili del fuoco cecoslovacchi, e fu proibita dal presidente Novotny. Durante l'invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia, che nell'estate del 1968 mise fine alla primavera di Praga, Milos Forman abbandonò il suo paese e si rifugiò prima in Francia, dove scrisse con Jean-Claude Carriere la sceneggiatura di “Taking Off”, e poi negli Stati Uniti. Se le commedie realizzate in Cecoslovacchia erano state apertamente critiche verso il socialismo reale, i film realizzati negli USA negli anni '70, da “Taking Off” (1971) a “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975), fino a “Hair” (1979), non furono più morbidi nei confronti della società americana e di ogni sistema di potere. “Qualcuno volò sul nido del cuculo” vinse cinque Oscar, compresi quelli per il miglior film e per la regia, e nel 1985 “Amadeus” (1984) ne ottenne addirittura nove. 


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