Cinema:"Due dollari al chilo" e "Meno 35"

18 Giugno 2017 - ore 22:00
Villa Olmo

"Due dollari al chilo" (Italia, 2000, 15', col.)
Regia di Paolo Lipari.

 “Due dollari al chilo” è un viaggio inconsueto, un sopralluogo nei maceri delle pellicole in cui la creatività, l'arte e i sogni si misurano a chili e dove i film muoiono. Il racconto di un processo di distruzione in grado di eliminare 800 pellicole al giorno, 250.000 all'anno, il cui valore si riduce a "due dollari al chilo". Dunque, 40 dollari per un film, per due ore di cinema che magari hanno cambiato la nostra vita. Il documentario indaga due realtà: la prima a Milano, presso Kodak, grande bacino collettore di pellicole di recente distribuzione, e la seconda presso Millesimo (Savona), dove esiste l'unica industria europea che si occupa della smaltimento delle pellicole in triacetato (dunque anche di materiali storici) che provengono da tutto il mondo. Questi luoghi sono raccontati dagli stessi operatori, dalle immagini degli operai e delle macchine che quotidianamente processano le pellicole con un sistema di lavorazione talvolta "antico" - i film sono tagliati sia con strumenti sofisticati che con un semplice colpo di accetta. Le interviste e le riprese si alternano ad inserti di film storici provenienti dall'archivio della Cineteca Italiana.

  

"Meno 35" (Italia, 2017, 45', col.)
Regia di Paolo Lipari.

“Meno 35” è un documentario incentrato sul cambiamento silenzioso quanto epocale che in questi anni ha investito il cinema: il passaggio dalla proiezione in pellicola a quella digitale. A ognuna delle trentacinque tappe della video-inchiesta corrisponde l’incontro con uno scenario, una situazione in atto o una delle figure più direttamente coinvolte da questa trasformazione: dal produttore all’esercente, dal tecnico di laboratorio al direttore delle fotografia, dal critico cinematografico al magazziniere, dal proiezionista al cinetecario… Il racconto ci rivela come l’abbandono della pellicola 35 mm non abbia avuto solo una valenza tecnologica ma sia arrivato a sconvolgere vissuti, esperienze, relazioni. E, di fatto, l’anima stessa del cinema.

  

Il gabinetto del dottor Caligari" (Germania, 1920, 78', b/n)
Regia di Robert Wiene.
Con Conrad Veidt, Werner Krauss, Friedrich Feher e Lil Dagover.

Franzis racconta a un vecchio quanto gli è accaduto. Il Dottor Caligari aveva presentato in una fiera di paese un sonnambulo, Cesare, che aveva predetto ad Alan, amico di Franzis, la sua imminente morte. L'uomo era stato pugnalato così come il giorno prima era stato ucciso un funzionario del municipio che aveva trattato con supponenza Caligari. Cesare aveva anche cercato di rapire Jane, fidanzata di Franzis, la quale si era salvata in extremis. Caligari era fuggito ma Franzis si era messo sulle sue tracce e lo aveva riconosciuto nei panni di un direttore di manicomio. Qui la vicenda torna al presente…

 

Robert Wiene
Prima di dedicarsi al cinema, Robert Wiene fu attore, autore e regista teatrale. Incominciò la sua carriera nel cinema verso il 1914, come sceneggiatore, dirigendo poi nel 1915 il suo primo film. La fama di Wiene è legata soprattutto a “Il gabinetto del dottor Caligari”, 1919, che, ad onta di qualche precedente, si suole considerare come il capostipite del filone espressionista. Altro film memorabile fu l’adattamento di Delitto e castigo, “Raskolnikow” (1923), profondamente influenzato dal cinema tedesco dell'epoca.
Dopo che Hitler ebbe preso il potere in Germania, Robert Wiene si recò prima a Budapest, dove diresse “Eine Nacht in Venedig” (1934), poi a Londra, e infine a Parigi dove provò a produrre, assieme a Jean Cocteau, il remake sonoro de “Il gabinetto del dottor Caligari”.


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