Alberto Ferlenga "Città e memoria: come strumenti del progetto"

16 Giugno 2017 - ore 18:00
Ordine degli Architetti PCC di Como

Ha senso pensare che l’architettura possa esprimere oggi una sua cultura specifica e che questa possa ancora basarsi sullo studio aggiornato delle città e sulla rivisitazione della propria storia? Credere, insomma, che l’architettura e la città siano indissolubilmente legate e che, ancora oggi, dal loro rapporto rinnovato, possano svilupparsi teorie specifiche in grado di sottrarre il lavoro degli architetti dal dominio del gusto o del puro arbitrio?
Alberto Ferlenga pensa di sì e il suo volume "Città e memoria: come strumenti del progetto" (Marinotti, 2015) va letto come un contributo in questa direzione.
L’architettura vive oggi un momento difficile, stretta com’è tra una pratica corrente sempre più marginale e l’aureo isolamento delle sue manifestazioni più “elevate”. Ricostruirne la necessità rispetto a quel paesaggio urbano che, oggi come ieri, costituisce il suo sfondo più importante è un obiettivo non secondario che potrebbe coincidere con la sopravvivenza stessa di un mestiere del quale c’è chi predice la fine. Significa proporre, per l’architettura, una nuova idea di qualità che sia condivisibile e verificabile nei suoi effetti cioè nella capacità di migliorare i luoghi in cui viviamo.

 

Alberto Ferlenga dialoga con Ebe Gianotti.

In collaborazione con Made in Maarc e Ordine degli Architetti PCC di Como.


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